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PROGETTO GIOVANI IN MISSIONE

L’Associazione ha fra le sue finalità anche la promozione del valore della solidarietà internazionale e la formazione integrale della persona e attribuisce un profondo valore formativo a una esperienza di volontariato internazionale nel processo di crescita dei giovani. Proprio per questo nasce il progetto “Giovani in missione”: per offrire ogni anno a giovani maggiorenni la possibilità di partecipare a un viaggio di missione nei Paesi dove l’Associazione ha progetti.

Oggi più che mai, come dice Papa Francesco nell’Enciclica Fratelli tutti “siamo di fronte alla grande occasione di esprimere il nostro essere fratelli” e questa è una occasione per farne esperienza diretta.

Con questo spirito i nostri volontari sono stati in missione!

I viaggi di missione richiedono una adeguata preparazione anche dal punto di vista umano e spirituale, questo compito è affidato a sr Corina.

 

I giovani e la Missione

Sono, suor Corina Maria Benko delle Suore Francescane Missionarie di Assisi. Faccio parte dell’Associazione “Carità senza Confini” insieme a tante altre persone meravigliose, che pur non avendo fatto una scelta radicale di consacrazione, si prodigano a vivere la carità missionaria, con tutte le loro energie, capacità, risorse ecc. e soprattutto con l’Amore che scaturisce dal Cuore di Dio. E Lui stesso che ci dice, attraverso la seconda lettera ai Corinzi, per bocca di San Paolo: “Dio ama chi dona con gioia” (2 Cor.9,7)

Tra i fratelli e le sorelle impegnati a donare e a donarsi agli altri, ci sono anche i splendidi giovani che hanno desiderato o desiderano a fare un’esperienza di Missione in varie realtà. Per vivere bene questo tipo di esperienza, occorre una minima preparazione umano-spirituale. Ecco perché, un bel giorno, la nostra Presidente, Rita Berardi, mi diede l’incarico di preparare coloro che – tra i giovani – esprimevano il desiderio di compiere un viaggio di Missione.

Certamente, dentro il carisma della mia Famiglia Religiosa, l’aspetto della missione è determinante e molto importante. Ma non di meno è la vocazione alla missione che è insita all’essere cristiani. Ogni battezzato è chiamato e inviato in missione. Non tutti certamente nelle Terre di Missione “ad gentes”, ma lì, dove ciascuno vive e svolge le sue attività.

Il fondamento dell’essere missionari è la preghiera, il nostro rapporto con il Signore Gesù. Preparando i giovani, gli ammonisco ad avere sempre il cuore e la mente aperti, prima di tutto allo Spirito Santo (con e dentro la preghiera), ma anche occhi aperti, con vigilanza, premura, attenzione verso tutto ciò che la realtà le pone davanti. Perché, nella preghiera il mondo deve essere sempre presente. E come possiamo portarlo nella nostra preghiera se prima non lo guardiamo, accogliamo per quello che è, scorgendo le sfide, le necessità, le urgenze, i bisogni dei poveri, degli emarginati, degli ultimi?

Un altro aspetto importante è l’inculturazione. Che non vuol dire portare la mia cultura nell’ambiente in cui vado, ma cercare di conoscere, comprendere, accettare, rispettare una cultura che necessariamente è diversa della mia. E farla mia. Qui qualcuno potrebbe fare fatica – per varie motivi – ed è comprensibile, ma il vero missionario va e non si impone, ma si propone insieme ai valori evangelici senza “forzare la nota” e soprattutto senza “scandalizzarsi” di ciò che è o può sembrare diverso.

Gesù ci esorta: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt. 10, 8) Senza un torna conto o aspettative di essere compresi, accettati, accolti, amati, apprezzati, applauditi. Nella piena libertà dei Figli di Dio, coraggiosi (se ci fossero, anche nelle piccole o grandi persecuzioni), nell’annunciare la “bella notizia” con le parole, ma soprattutto con l’esempio, con i gesti di carità.

Essendo francescana, seguo Gesù secondo l’esempio di San Francesco che ha capito la Volontà di Dio – su di se e sull’Ordine che Il Buon Dio stava fondando attraverso di lui – aprendo il Vangelo che, per tre volte, le pose davanti lo stesso brano del Vangelo: “Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento…” (Mt 10, 9-10)

Per cui, una nota distintiva del discepolo che va in missione è l’abbandono alla Provvidenza, la fiducia e l’umiltà, essendo convinti che il Buon Dio si prenderà cura di loro, in ogni loro necessità, perché stano “lavorando nella Sua Vigna…” e per la Causa del Suo Regno. Infatti: “Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna”. (Mt 19,29)

Consiglio i giovani che vanno in missione e vogliono portare cose materiali – alla gente priva avvolte anche del necessario – a considerarsi fortunati nel avere più degli altri, ma, nello stesso tempo imparare dai poveri, la semplicità, l’essenzialità, la sobrietà nel gestire le cose che si possiedono. Condividerle con gioia, con distacco, e per amore. Solo così saremo riempiti non tanto di cose (anche quelle, ci mancherebbe), quanto di pace, gioia, giustizia, amore perché sono queste le prerogative del Regno di Dio. Come dice Gesù – “…Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio…” (Lc 6,38)

Appunto perciò non mi meraviglio a sentire i giovani, nel rientro dall’esperienza missionaria, che sono loro, ad avere ricevuto qualcosa, ad aver’ guadagnato di più. E sarà sempre così, finché durerà questo nostro mondo. Anche perché Gesù, continua ad agire attraverso ciascuno di noi. Rimane con noi tutti i giorni, fino alla Fine del Mondo. L’evangelista Marco ce lo ricorda: “Allora essi…predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano”. (Mc. 16,20)

Incoraggio i giovani, che sentono questo desiderio di fare un’esperienza missionaria, ad avere il coraggio di “tuffarsi” in realtà diverse da quelle che viviamo qui, in Occidente, ma, prima di tutto avere la capacità, la disponibilità di cambiare il mondo, partendo da se stessi, con piccoli gesti concreti, giorno dopo giorno, lì dove sono inseriti, nella “missione ordinaria” e poco a poco contribuiranno a costruire un mondo più bello, più giusto, più gradito a Dio e all’uomo. E questa la prima missione da vivere e poi, se il Buon Dio lo vorrà, anche andare sulle strade del mondo come testimoni e messaggeri dell’Amore di Dio.

Suor Corina Maria-Benko

Suore Francescane Missionarie di Assisi – Serravalle

Estate 2021 – Un altro viaggio di missione di Valentina e Stella

SSSSSSS

Estate 2022 – Maria è stata in Zambia

DTH

Primavera 2022 – Veronica e Magda sono state in missione in Messico

ERHD

Ottobre-Novembre 2022 – Lorenzo e Luca sono stati in missione in Zambia

ESGEGWE

I viaggi di missione del 2023

I-VIAGGI-DI-MISSIONE-del-2023

 

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