La guerra è sempre una sconfitta, umana e religiosa

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“La guerra sempre è una sconfitta, è una distruzione della fraternità umana, Fratelli fermatevi! Fermatevi!”. È la voce di Papa Francesco che nei suoi 12 anni di pontificato si è levata continuamente contro la guerra. Ora il testimone è passato a Papa Leone, altra voce autorevole e quasi solitaria a chiedere di deporre le armi, a invocare la pace.

Il tema dell’Incontro di Solidarietà 2026 che abbiamo scelto è, purtroppo, tragicamente attuale:

“La guerra è sempre una sconfitta, umana e religiosa”

Perché la guerra è una sconfitta umana?

Il mondo nel 2025 ha contato oltre 100 conflitti armati e il risultato, a prescindere da dove si svolgano, è sempre lo stesso: combattenti morti; civili uccisi; bambini privati dell’infanzia; fame, sete, freddo, tortura e stupro usati come armi contro la popolazione; distruzione e miseria; sopravvissuti segnati dal dolore e dall’odio e non dimentichiamo le ferite inferte all’ambiente. Gli unici che “vincono” sono i fabbricatori di armi. Tutto ciò non può che essere una sconfitta per l’intera umanità!

Perché la guerra è una sconfitta religiosa?

La prima risposta la troviamo già nella frase iniziale di Papa Francesco: “è una distruzione della fraternità umana”. Perché “nessuna religione chiama alla vendetta, all’annientamento, alla lotta armata” come afferma il vescovo maronita Mounir Khairallah, pastore di pace e dialogo in Libano. Anzi, in noi cristiani dovrebbe riecheggiare la domanda : “Dov’è tuo fratello?” perché ogni uomo dovrebbe essere custode del fratello. Il Cardinal Battaglia nella lettera ai fabbricatori di armi scrive: “il Crocifisso oggi ha le mani dei civili sepolti sotto le bombe. Ha gli occhi sbarrati dei bambini che non sanno dare un nome all’orrore. Ha il volto delle donne che stringono fotografie invece di abbracciare figli. Ha la sete dei profughi, la paura dei vecchi, il tremore di chi non ha più una casa e nemmeno una lingua per raccontare il dolore”. Se accetteremo tutto questo con indifferenza, senza un sussulto, voltandoci dall’altra parte, anche la nostra fede sarà sconfitta.

Il tema è molto vasto e implica diversi aspetti, per questo abbiamo chiesto di trattarlo a due relatori che della guerra in modi differenti se ne occupano: Nello Scavo, Scrittore, Giornalista e Corrispondente di guerra di Avvenire e Carlo Cefaloni, Scrittore e Redattore di “Città Nuova”.

 

Chi è Nello Scavo

Nello ScavoÈ inviato speciale di Avvenire. Corrispondente di guerra, reporter internazionale e cronista giudiziario. Nel corso degli anni, ha indagato sulla criminalità organizzata e sul terrorismo globale, realizzando reportage da molti luoghi caldi: dall’ex Jugoslavia alla Cambogia e al Sud-est asiatico, così come dai paesi dell’ex URSS, dall’America Latina, dal Corno d’Africa, dal Maghreb e dall’Ucraina. Le sue inchieste, citate dalle testate internazionali come il New York Times, The Washington Post, The Guardian, Le Monde, BBC, CNN, El País e altre, gli sono valse numerosi riconoscimenti. Più di recente, il suo impegno è stato ulteriormente riconosciuto con il premio Buone Notizie Award e il premio Biagio Agnes. Il suo ultimo libro è “Il salvatore di bambini. Una storia ucraina”.

 

Chi è Carlo Cefaloni

Carlo CefaloniÈ scrittore e redattore di “Città Nuova”, periodico mensile e quotidiano web, dove si occupa principalmente di politica, lavoro, economia e diritti umani. Coordina il gruppo di lavoro Economia Disarmata promosso dal Movimento dei Focolari in Italia. Si è occupato del problema del gioco d’azzardo in Italia, ha curato dossier sul disarmo, povertà, carcerati e conversione ecologica. L’attenzione al tema della democrazia economica lo ha condotto a promuovere nel suo lavoro la questione delle scelte strutturali di politica industriale con riferimento al comparto delle armi. È tra i promotori di Slot Mob. Premio giornalismo 2023 “Colombe d’oro per la pace“.